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Fiammetta

Capitolo I

Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV

Capitolo V

Capitolo VI

Capitolo VII

Capitolo VIII

Capitolo IX

Capitolo IV

Capitolo quarto nel quale questa donna dimostra quali pensieri e che vita fosse la sua, essendo il termine venuto, e Panfilo non veniva.

[1]

[001]Così, o pietose donne, sollecita, come udito avete, non solamente al molto disiderato e con fatica aspettato termine pervenni, ma ancora di molti dì il passai, e meco medesima incerta se ancora il dovessi biasimare, o no, alentata alquanto la speranza, lasciai in parte i lieti pensieri, ne' quali forse troppo allargandomi era rientrata, e nuove cose ancora non statevi mi si cominciarono a volgere per lo capo. [002]E fermando la mente a volere, s'io potessi, conoscere qual fosse o essere potesse la cagione della sua più lunga dimora che lo 'mpromesso, cominciai a pensare, e inanzi a l'altre cose in iscusa di lui tanti modi truovo, quanti esso medesimo, se presente fosse, potrebbe trovare, e forse più. [003]Io dicea alcuna volta:

"O Fiammetta, deh, credi tu il tuo Panfilo dimorare sanza tornare a te, se non perché egli non puote? Gli affari inoppinati opriemon sovente altrui, né è possibile così preciso termine dare alle cose future, come altri crede. [004]Or chi dubita ancora che la presente pietà non stringa più assai che la lontana? Io sono bene certa che egli me sommamente ama, e ora pensa alla mia vita amara, e di quella ha compassione, e da amore sospinto, più volte n'è voluto venire; [005]ma forse il vecchio padre con lagrime e con prieghi ha alquanto il termine prolungato, e opponendosi ai suoi voleri, l'ha ritenuto; egli verrà quando potrà."

[2]

[001]Da così fatti ragionamenti e scuse mi sospigneano sovente i pensieri ad imaginare più gravi cose. Io alcuna volta dicea: "Chi sa se egli, volonteroso più che il dovere di rivedermi, e per venire al posto termine, posposta ogni pietà di padre, e lasciato ogni altro affare, si mosse, e forse sanza aspettare la pace del turbato mare, credendo a' marinari bugiardi e arischievoli per voglia di guadagnare, sopra alcuno legno si mise, il quale venuto in ira a' venti e a l'onde, in quelle è forse perito? Niuna altra cagione tolse Leandro ad Ero. [002]Or chi puote ancora sapere se esso, da fortuna sospinto ad alcuno inabitato scoglio, quivi la morte fuggendo dell'acque, quella della fame o delle rapaci bestie ha acquistata? O in su quelli, come Acchimenide, forse per dimenticanza lasciato, aspetta chi qua ne 'l rechi? Chi non sa ancora che il mare è pieno di insidie? Forse è esso da inimiche mani preso, o da pirate, e nell'altrui prigioni con ferri stretto è ritenuto. Tutte queste cose essere possono, e molte volte già le vedemmo adivenire". [003]D'altra parte poi mi si parava nella mente <non> essere per terra più sicuro il suo camino, e in quello similemente mille accidenti possibili a ritenerlo vedea. [004]Io subitamente correndo con l'animo pure alle piggiori cose, estimando a lui più giusta scusa trovare, quanto più grave la cosa poneva, alcuna volta pensava: "Ecco, il sole, più che l'usato caldo, dissolve le nevi negli alti monti, onde i fiumi furiosi e con onde torbide corrono; de' quali egli non pochi ha a passare. [005]Or se egli in alcuno, volonteroso di trapassare, s'è messo, e in quello caduto e col cavallo insieme tirato e ravolto, ha renduto lo spirito, come può egli venire? Li fiumi non apparano ora di nuovo a fare queste ingiurie a' camminanti, né a tranghiottire gli uomini! [006]Ma se pure da questo è campato, forse nelli aguati de' ladroni è incappato, e rubato e ritenuto è da loro; o forse, nel cammino infermato, in alcuna parte ora dimora, e recuperata la sanità, sanza fallo qui ne verrà".

[007]Oimè, che qualora cotali imaginazioni mi teneano, un freddo sudore m'occupava tutta, e sì di ciò divenia paurosa, che sovente in prieghi a Dio, che ciò cessasse, rivolgea il pensiero, né più né meno, come se egli davanti agli occhi in quello pericolo mi fosse presente. [008]E alcuna volta mi ricorda ch'io piansi, quasi come con ferma fede in alcuno de' pensati mali il vedessi. Ma poi fra me dicea: "Oimè, che cose sono queste che i miseri pensieri mi porgono davanti? Cessi Iddio che alcuna di queste sia! Inanzi dimori quanto li piace, o non torni, che, per contentarmi, a caso si metta che alcuna di queste cose avvenga. [009]Le quali ora veramente m'ingannano, però che, posto che possibili sieno, impossibili sono ad essere occulte, e molto credibile è la morte di cotale giovane non potere essere nascosa, e massimamente a me, la quale, sollecita, continuamente di lui fo domandare con investigazioni non poco sottili. [010]E chi dubita ancora che, se le cose male da me pensate alcuna ne fosse vera, che la Fama, velocissima raportatrice de' mali, già qui non l'avesse condotta? Alla quale la Fortuna, in ciò ora poco mia amica, avrebbe data apertissima via per farmi tristissima. [011]Certo io credo più tosto che egli, in gravissimo affanno, come io sono se egli non viene, ora a forza ritenuto dimori, e tosto o verrà, o della dimora in mia consolazione, scusandosi, scriverà la cagione".

[3]

[001]Certo li già detti pensieri, ancora che fierissimi m'assalissono, pure assai lievemente erano vinti, e la speranza, che per lo passato termine da me di fuggire si sforzava, con ogni mio potere ritenea, ponendole innanzi il lungo amore da me a lui, e da lui a me portato, la data fede, i giurati iddii, le infinite lagrime; le quali cose io affermava essere impossibile che inganno coprissono. [002]Ma io non poteva fare che essa, così ritenuta, non desse luogo alli lasciati pensieri, i quali con lento passo e tacitamente lei a poco a poco pignendo fuori del mio cuore, s'ingegnavano di tornare nel loro primo luogo, a mente riducendomi e i malvagi agurii e l'altre cose; né quasi me ne avidi prima, che io, e la speranza quasi cacciata, e loro potentissimi vi sentia. [003]Ma tra gli altri, che me più forte gravava, niuna cosa in processo di più giorni udendo della tornata di Panfilo, era gelosia. Questa più che io non volea mi spronava: questa ogni scusa che meco di lui faceva, quasi consapevole de' suoi fatti, anullava; questa spesso ne' ragionamenti per adietro da me dannati mi rimetteva dicendo: [004]"Deh, come se' tu così stolta, che pietà di padre o altro qualunque stretto affare o diletto ora potesse Panfilo sopratenere, se così t'amasse come dicea? Non sai tu che Amore vince tutte le cose? Egli fermamente, d'un'altra inamorato, t'avrà dimenticata, il cui piacere, molto possente sì come nuovo, là ora il ritiene, come il tuo qua il tenea. [005]Quelle donne, sì come tu già dicesti, per ogni cosa atte ad amare, e egli altresì naturalmente a ciò disposto e degno per ciascuna cosa da essere amato, conformatesi al suo piacere e egli al loro, di nuovo l'avranno inamorato. [006]Non credi tu che l'altre donne abbiano occhi in capo sì come tu, e conoscano in queste cose quanto tu conosci? Sì fanno bene. E a lui altressì non credi tu che ne possa più che una piacere? Certo io credo che, s'e' potesse te vedere, malagevole li sarebbe alcuna altra amarne; ma egli non ti può ora vedere, né ti vide già sono cotanti mesi passati. [007]Tu déi sapere che niuno mondano accidente è etterno: così come egli s'innamorò di te, e come tu li piacesti, così è possibile che un'altra ne li sia piaciuta, e che egli, avendo il tuo amore abandonato, n'ami un'altra. [008]Le cose nuove piacciono con più forza che le molto vedute, e sempre quello che l'uomo non ha, si suole con maggiore affezione disiderare che quello che l'uomo possiede; e niuna cosa è tanto dilettevole, che per lungo uso non rincresca. [009]E chi non amerà più volontieri a casa sua una nuova donna, che una antica nelle altrui contrade? Egli altressì forse non t'amava con così fervente amore come mostrava, e alle sue lagrime né a quelle d'alcuno altro non è da credere così caro pegno come è cotanto amore, quanto tu forse estimi che egli ti portasse. [010]Eziandio gli uomini, alcuna volta, non avendosi mai più veduti che alcuno giorno, sono crucciosi e piangono spartendosi; e molte cose similmente si giurano e impromettono, le quali altri ha fermo intendimento di fare; ma poi nuovo caso, sopravenendo, fa quelli giuramenti uscire di mente. [011]Le lagrime e' giuramenti e le promessioni de' giovani non sono ora di nuovo arra di inganno futuro alle donne? Essi generalmente sanno prima fare queste cose che amare; la loro volontà vagabunda li tira a questo; niuno n'è che non volesse più tosto ogni mese mutare diece donne, che essere diece dì d'una. [012]Essi continuamente credono e costumi nuovi e nuove forme trovare, e gloriansi d'avere avuto l'amore di molte. Dunque che speri? Perché vanamente ti lasci menare alla vana credenza? Tu non se' in atto da poterlo da ciò ritrarre: rimanti d'amarlo, e dimostra che con quella arte, che egli ha te ingannata, tu abbi ingannato lui".

[013]E dietro a queste parole con molte altre séguito, a me dicendo, e in esse accendevami di fiera ira, la quale con tumorosissimo caldo sì m'enfiava l'animo, che quasi ad atti rabbiosissimi m'induceva. [014]Né prima il concreato furore trapassava, che le lagrime abondevolissimamente per gli occhi uscissono, con le quali, molto alcuna volta duranti, esso del petto m'usciva. Nel quale per conforto di me medesima, dannando ciò che la indovina anima mi diceva, quasi a forza la già fuggita speranza con ragioni vanissime rivocava. [015]E in cotale guisa, quasi ogni ripresa allegrezza lasciata, stetti sperando e disperando molto spesso più giorni, sempre sollecita oltre modo a potere acconciamente sapere che di lui fosse, che non veniva.

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