[051]
Come che duro paresse a
frate Alberto l'andare in cotal guisa, pur per la paura che aveva de' parenti della
donna vi si condusse: e disse a costui dove voleva esser menato, e come il menasse era contento.
[052]
Costui, avendol già tutto unto di mele ed empiuto di sopra di penna matta, e messagli una catena in gola e una maschera in capo, e datogli dall'una mano un gran bastone e dall'altra due gran cani, che dal
Macello avea menati, mandò uno al
Rialto, che bandisse che chi volesse veder l'agnolo Gabriello andasse in su
la piazza di San Marco: e fu lealtà viniziana questa.
[053]E questo fatto, dopo alquanto il menò fuori e miseselo innanzi, e andandol tenendo per la catena di dietro, non senza gran romore di molti, che tutti diceano:
"Che s'è quel? che s'è quel?", il condusse in su la
Piazza, dove, tra quegli che venuti gli eran dietro e quegli ancora che, udito il bando, da
Rialto venuti v'erano, erano gente senza fine.
[054]
Questi là pervenuto, in luogo rilevato e alto legò il suo
uom salvatico ad una colonna, sembianti faccendo d'attender la caccia; al quale le mosche e' tafani, per ciò che di mele era unto, davan grandissima noia.