[065]La
donna d'altra parte con la sua
fante si mise in via e al suo podere se n'andò; e come la notte fu venuta, vista faccendo d'andarsi al letto, la fante ne mandò a dormire; e in su l'ora del primo sonno, di casa chetamente uscita, vicino alla torricella sopra la riva d'
Arno se n'andò, e molto da torno guatatosi, né veggendo né sentendo alcuno, spogliatasi e i suoi panni sotto un cespuglio nascosi, sette volte con la imagine si bagnò, e appresso, ignuda con la imagine in mano, verso la torricella n'andò.
[066]
Lo
scolare, il quale in sul fare della notte col suo
fante tra salci e altri alberi presso della torricella nascoso s'era e aveva tutte queste cose veduto, e passandogli ella quasi allato cosí ignuda e egli veggendo lei con la bianchezza del suo corpo vincere le tenebre della notte e appresso riguardandole il petto e l'altre parti del corpo e vedendole belle e seco pensando quali infra piccol termine dovean divenire, sentí di lei alcuna compassione;
[067]
e d'altra parte lo stimolo della carne l'assalí subitamente e fece tale in piè levare che si giaceva e confortavalo che egli da guato uscisse e lei andasse a prendere e il suo piacer ne facesse; e vicin fu ad essere tra dall'uno e dall'altro vinto.
[068]
Ma nella memoria tornandosi chi egli era e qual fosse la 'ngiuria ricevuta e perché e da cui, e per ciò nel lo sdegno raccesosi e la compassione e il carnale appetito cacciati, stette nel suo proponimento fermo, e lasciolla andare.
[069]
La donna, montata in su la torre e a tramontana rivolta, cominciò a dire le parole datele dallo scolare; il quale, poco appresso nella torricella entrato, chetamente a poco a poco levò quella scala che saliva in sul battuto dove la donna era e appresso aspettò quello che ella dovesse dire e fare.