[114]E sentendosi cuocere e alquanto movendosi, parve nel muoversi che tutta la cotta pelle le s'aprisse, e ischiantasse, come veggiamo avvenire d'una carta di pecora abruciata, se altri la tira: e oltre a questo, le doleva sí forte la testa, che pareva che le si spezzasse: il che niuna maraviglia era.
[115]
E il battuto della torre era fervente tanto, che ella né co' piedi né con altro vi poteva trovar luogo: per che, senza star ferma, or qua or là si tramutava piagnendo.
[116]
E oltre a questo, non faccendo punto di vento, v'erano mosche e tafani in grandissima quantità abbondanti, li quali, ponendolesi sopra le carni aperte, sí fieramente la stimolavano, che ciascuna le pareva una puntura d'uno spuntone: per che ella di menare le mani attorno non restava niente, sé, la sua vita, il suo
amante e lo
scolare sempre maladicendo.
[117]
E cosí essendo dal caldo inestimabile, dal sole, dalle mosche e da' tafani, e ancor dalla fame ma molto piú dalla sete e per aggiunta da mille noiosi pensieri angosciata e stimolata e trafitta, in piè dirizzata cominciò a guardare se vicin di sé o vedesse o udisse alcuna persona, disposta del tutto, che che avvenire ne le dovesse, di chiamarla e di domandare aiuto.
[118]
Ma anche questo l'aveva la sua nimica fortuna tolto.