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I lavoratori eran tutti partiti de' campi per lo caldo, avvegna che quel dí niuno ivi appresso era andato a lavorare, sí come quegli che allato alle lor case tutti le lor biade battevano: per che niuna altra cosa udiva che cicale, e vedeva
Arno, il qual, porgendole disiderio delle sue acque, non iscemava la sete ma l'accresceva. Vedeva ancora in piú luoghi boschi e ombre e case, le quali tutte similmente l'erano angoscia disiderando.
[120]Che direm piú della sventurata vedova? Il sol di sopra e il fervor del battuto di sotto e le trafitture delle mosche e de' tafani da lato sí per tutto l'avean concia, che ella, dove la notte passata con la sua bianchezza vinceva le tenebre, allora rossa divenuta come rabbia e tutta di sangue chiazzata, sarebbe paruta a chi veduta l'avesse la piú brutta cosa del mondo.