[011]
Niuna corrotta mente intese mai sanamente parola: e cosí come le oneste a quella non giovano, cosí quelle che tanto oneste non sono la ben disposta non posson contaminare, se non come il loto i solari raggi o le terrene brutture le bellezze del cielo.
[012]
Quali libri, quali parole, quali lettere son piú sante, piú degne, piú reverende, che quelle della divina Scrittura? E sí sono egli stati assai che, quelle perversamente intendendo, sé e altrui a perdizione hanno tratto.
[013]
Ciascuna cosa in se medesima è buona a alcuna cosa, e male adoperata può essere nociva di molte; e cosí dico delle mie novelle.
[014]Chi vorrà da quelle malvagio consiglio o malvagia operazion trarre, elle nol vieteranno ad alcuno, se forse in sé l'hanno, e torte e tirate fieno a averlo: e chi utilità e frutto ne vorrà, elle nol negheranno, né sarà mai che altro che utile e oneste sien dette o tenute, se a que' tempi o a quelle persone si leggeranno, per cui e pe' quali state sono raccontate.
[015]
Chi ha a dir paternostri o a fare il migliaccio o la torta al suo divoto, lascile stare; elle non correranno di dietro a niuna a farsi leggere; benché e le pinzochere altressí dicono e anche fanno delle cosette otta per vicenda!