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The Decameron, Conclusione dell'autore

[022] Né dubito punto che non sien di quelle ancor che diranno le cose dette esser troppe, piene e di motti e di ciance, e mal convenirsi a uno uom pesato e grave aver cosí fattamente scritto. A queste son io tenuto di render grazie e rendo, per ciò che da buon zelo movendosi tenere son della mia fama. [023] Ma cosí alla loro opposizione vo' rispondere. Io confesso d'esser pesato, e molte volte de' miei dí essere stato; e per ciò, parlando a quelle che pesato non m'hanno, affermo che io non son grave, anzi son io sí lieve che io sto a galla nell'acqua; e considerato che le prediche fatte da' frati, per rimorder delle lor colpe gli uomini, il piú oggi piene di motti e di ciance e di scede, estimai che quegli medesimi non stesser male nelle mie novelle, scritte per cacciar la malinconia delle femine. [024]Tuttavia, se troppo per questo ridessero, il lamento di Geremia, la passione del Salvatore e il ramarichio della Magdalena ne le potrà agevolmente guerire.